Il profumo dei semi dei frutti delle Elettarie, raccolti prima della completa maturazione e messi subito ad essicare, hanno un profumo decisamente complesso. Un mix odoroso fatto di sentori di menta, limone, resine e noce moscata che danno subito l’idea di una spezia calda e pungente conosciuta come cardamomo e cardamono di Ceylon. Precisazione non trascurabile visto che la prima, il cardamomo vero, viene ricavata da piante dell’India e della Malesia appartanenti alla specie Cardaamomum mentre, per la seconda, vengono usati i semi dei frutti della elettaria repens che cresce nell’area dello Sri Lanka.
Altre polveri speziate simiglianti e che usano impropriamente il nome cardamomo, provengono da piante di amomum del Nepal, della Tailandia e da tutta l’area mediorientale. In quel caso, si parla di cardamono nero,bianco, rosso, nepalese, del Siam e chi più ne ha più ne metta. Ma solo quelle verde è il cardamomo che entra prepotentemente, insieme ad altre spezie, nella mistura del garam masala; caposaldo speziato per eccellenza dell’antica tradizione indiana.
Cultura ben diversa da quella occidentale dove l’impiego del cardamono sembra seguire strade più dolci, specie nel freddo nord, e meno propense al matrimonio con il salato. Fatto salvo l’uso, quasi segreto, per la preparazione di piatti di carne di antica memoria.
Preparati per evocare sogni esotici, e un tantino erotici, di un lontano oriente dove, in realtà, l’uso del cardamono quale tonificante e afrodisiaco è ancora ben vivo come per la preparazione del caffè alla moda de Le Mille e una Notte che tanto intrigavano anche i signori del rinascimento medievale che scoperto il cardamomo dalle pagine del libro proibito chiamarono il cardamono “fuoco di Venere” e lo elessero fra le spezie peccaminose di quei tempi.



